Valdesina va in vacanza: Grotta di Rio Martino, Crissolo

Oggi vi voglio parlare di un posto fuori dalle Valli e, per questo, ho preparato un panino più sostanzioso del solito e sono partita per Crissolo, in Val Po. Qui, infatti, avevo sentito parlare della Grotta di Rio Martino, in qualche modo legata alla storia dei valdesi.
Indossati gli scarponcini e una torcia frontale mi sono inoltrata nell’oscurità per visitare il ramo inferiore, facilmente percorribile senza attrezzatura particolare. Il percorso si snoda per più di 500 metri dall’ingresso sulle pendici della Rocca Grané, attraverso i cunicoli scavati dai torrenti che vi scorrono all’interno.

Probabilmente in tempi antichi la grotta venne utilizzata come rifugio, infatti al suo interno sono stati trovati degli attrezzi risalenti al Neolitico.
Si racconta che durante il medioevo la grotta fosse abitata da masche e creature malvagie, ed è forse proprio per questo che alla fine del Cinquecento alcuni gesuiti, saliti in valle per convertire degli abitanti di Crissolo, che erano diventati protestanti, decisero di benedirla per liberare il posto dagli spiriti maligni.
Questo luogo venne poi utilizzato nel 1655 per nascondere le reliquie di San Chiaffredo. In quel periodo, infatti, il Ducato di Savoia aveva inasprito le persecuzioni nei confronti dei protestanti e il vicario di Crissolo, preoccupato che i valdesi per reazione potessero manomettere i resti del santo, organizzò una processione dal santuario di Crissolo per depositarli al sicuro nelle profondità della grotta.

 

Il suono dello scorrere del ruscello mi ha accompagnata in questo fantastico e avventuroso percorso, tra passaggi stretti che si aprono in larghi corridoi, scalette di pietra e passerelle sull’acqua. A un certo punto ho sentito uno scrosciare lontano e ho capito di essere arrivata al fondo del ramo sotterraneo. Un’enorme stanza si è aperta davanti ai miei occhi, il Gran Salone, mentre lo scrosciare della cascata sotterranea del Pissai diventava quasi assordante. La cascata è alta ben 40 metri e l’impatto dell’acqua sul fondo della stanza riempie l’aria di goccioline fredde. Se non avete con voi una luce potente riuscirete appena a intravederla, ma l’esperienza è comunque mozzafiato!

Il percorso all’interno della grotta è piuttosto pianeggiante e messo in sicurezza, ma fate molta attenzione a dove mettete i piedi: alcune passerelle non hanno il mancorrente e l’umidità della grotta rende tutto scivoloso. Dentro fa molto freddo e l’oscurità è totale, perciò vi consiglio di portare con voi più di una torcia e un po’ di batterie di ricambio.
Questo posto oltre che un valore storico ha anche un alto valore ecologico perché ospita ben dieci diverse specie di pipistrelli e, per questo, la grotta è visitabile solo in estate, per non disturbare il loro letargo. Mi raccomando: se vedete un pipistrello non toccatelo e non puntategli addosso la torcia. Le grotte sono ecosistemi delicati, perciò leggete i pannelli all’ingresso che vi daranno le istruzioni necessarie per rispettarle.

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