Leggenda: Il Selvaggio del Guichard – Comba dei Carbonieri

La leggenda di cui vi parlo oggi è ambientata nella Val Guichard, una valle laterale che si trova in Val Pellice, salendo verso Bobbio Pellice, oggi meglio conosciuta come Valle dei Carbonieri.
Si racconta che un tempo, in una grotta in mezzo al bosco dei Berna, nella Val Guichard, vivesse una specie di eremita, basso, peloso e forte come venti uomini. Era piuttosto scontroso e non parlava con nessuno e per questo veniva chiamato “Lou Sarvagge”, “Il Selvaggio”. Si diceva anche che fosse uno stregone e che dietro quell’aspetto rozzo nascondesse una gran saggezza e, soprattutto, dei segreti sull’arte di fare i formaggi sconosciuti alla gente del posto.
Per questi motivi su di lui c’era una taglia e in molti avevano provato a catturarlo senza successo.

La Val Guichard oggi è meglio conosciuta come la “Comba dei Carbonieri”
La Val Guichard oggi è meglio conosciuta come la “Comba dei Carbonieri”

Il Selvaggio usciva raramente dalla grotta, ma a un certo punto iniziò ad abbandonare il suo rifugio tutte le sere. Il suo cuore burbero batteva d’amore per una ragazza del posto e all’imbrunire si appostava sotto la sua finestra per guardarla mentre filava. Gli uomini che volevano catturarlo, scoperto il perché di quelle uscite, colsero l’occasione per studiare un inganno.
Una sera misero alla finestra un manichino vestito con gli abiti dell’innamorata e si nascosero in attesa del Selvaggio. Quando l’eremita arrivò si accorse subito della beffa e disse:

“Fila, Filera – L’é pâ quëlla ‘d l’aouta sera
Toulossia, boulossia – Jamai ta fuzà venëré grossa.”

“Fila, filatrice. Non è quella dell’altra sera.
Gira bilancia, il tuo fuso non diventerà mai grande.”

Con la sua forza incredibile avrebbe potuto dare una bella lezione ai suoi persecutori, ma essendo d’animo buono, se ne andò e non fece più ritorno alla finestra della sua bella.

Chissà se era questa la finestra dove si affacciava la ragazza della leggenda
Chissà se era questa la finestra dove si affacciava la ragazza della leggenda

Gli uomini, però, non volevano rinunciare alla taglia e alle conoscenze del Selvaggio, così chiesero aiuto a una vecchia. Anche lei conosceva la stregoneria e in quanto a stranezze poteva far concorrenza al Selvaggio, ma non viveva in solitudine e preferiva la compagnia della gente del posto: per questo era tutto sommato benvoluta. La strega diede agli uomini un paio di scarpe con i lacci annodati e disse loro di lasciarle in dono davanti alla grotta del Sarvagge. Così fecero e si appostarono vicino all’ingresso del rifugio.

L’eremita non possedeva scarpe e quando le vide se le infilò tutto contento. Non avendone mai indossato un paio, però, non ebbe l’accortezza di slegare i lacci e al primo passo ruzzolò a terra. Era l’occasione che aspettavano gli uomini, che infatti uscirono subito dagli arbusti e lo catturarono.

Al che il Selvaggio, sorpreso, esclamò:

“L’e pa vostra malissia – Que m’a fa saillir dar përtus
Ma vous avé carc facëndé – Que m’an fa përne da voû”

“Non è per vostra malizia che mi avete fatto uscire dal buco
ma avete qualche complice che vi ha aiutato a prendermi!”

Eccomi tra le rocce del bosco di Berna dove viveva il Sarvagge
Eccomi tra le rocce del bosco di Berna dove viveva il Sarvagge

Il povero Selvaggio fu chiuso in una stanza con una gran bacinella di latte e alcuni utensili. Dopo un po’ di tempo, visto che si annoiava, iniziò a lavorare il latte. Dalla panna fece il burro e dalla cagliata fece il formaggio. Riscaldando il liquido restante fece il latticello, procedimento sconosciuto agli uomini del posto che iniziarono subito ad accalcarsi per vedere meglio attraverso il buco della serratura dal quale lo stavano spiando. A forza di gomitate e spintoni spalancarono la porta irrompendo nella stanza.

L’eremita allora gli disse:

“S’ou m’aguësse ënca lîsà
Mel e cira ourìou ënca ciavà
De moun breu de lîtà”.

“Se mi aveste ancora lasciato (fare),
miele e cera avrei ricavato
dal mio latticello”.

Poi, visto che non aveva nessuna intenzione di essere consegnato per riscattare la taglia che pendeva su di lui, fuggì dalla porta che gli incauti avevano spalancato. Da allora nessuno lo vide più. Forse si nascose in un posto ancora più remoto e con lui se ne andò il prezioso segreto su come ricavare miele e cera dal latticello.

Qui, d'estate, molte persone trovano rinfresco nelle pozze create dal torrente che qui chiamiamo “toumpi”
Qui, d’estate, molte persone trovano rinfresco nelle pozze create dal torrente che qui chiamiamo “toumpi”

Come arrivare qui
Da Pinerolo tramite la Strada Provinciale 161 andate in Val Pellice proseguendo fino a Villar Pellice oltrepassando il paesino. Proseguite sulla strada verso Bobbio Pellice. Poco prima del centro abitato girate verso sinistra seguendo le indicazioni verso Barbara Lowrie – Valle dei Carbonieri. Dopo un gruppo di case chiamato la Perlà, dopo una curva a gomito vi si aprirà di fronte la Val Guichard (oggi conosciuta come Valle dei Carbonieri). Il bosco dei Berna, dove si dice vivesse il Selvaggio, si trova salendo sulla destra.

Forse vorresti leggere questa storia in: Inglese

  • SERGIO S BRIZIO

    LA “COMBA DEI CARBONIERI” …VALLE MAGICA META DI TANTI DEI MIEI GIRI IN MOTO (giri ecologici, con massimo silenziatore e minima velocità) …… LUOGO DOVE OGNI TANTO MI PIACE ISOLARMI NEL SILENZIO DEL BOSCO ….. HO APPREZZATO QUESTA LEGGENDA E RINGRAZIO.

  • Maria Dao

    Una storiella che mi piace molto , potrebbe essere pubblicata nei libri per bambini ,
    perchè è piena di buon senso .

    • babacio

      Cara Maria, anche a Valdesina questa leggenda piace molto! Tutti i racconti tradizionali hanno la funzione di insegnare qualcosa… Dici che i bambini di oggi dovrebbero conoscere meglio le vecchie storie?! Un saluto!