Tribulet – Luserna San Giovanni

Ciao!
Oggi ci troviamo nel piccolissimo villaggio di Tribulet, a monte della Gianavella (ci siamo stati, vi ricordate?), la casa che prende il nome da Giosuè Gianavello che ne era proprietario e che viveva lì.
In queste poche case, poste sul monte detto dei Banditi, Gianavello e i suoi venivano talvolta a rifugiarsi ed era qui che portavano il bottino e i prigionieri fatti durante le loro scorribande.
Essendo stati messi “al bando” dal Duca di Savoia, non potevano infatti tornare alle loro case, dovevano rimanere nascosti nei boschi e l’unico modo che avevano per mangiare qualcosa e procurarsi dei vestiti per ripararsi dal freddo, era andare a rubarlo.

In punta a questa ripida salita potete intravedere le case di Tribulet
In punta a questa ripida salita potete intravedere le case di Tribulet

Sappiamo che questo avvenne di sicuro l’11 giugno 1663 perché possiamo leggerlo in un libro scritto da Domenico Garola nel 1832. Nel suo libro lo storico lusernese riporta un documento dell’epoca che descrive esattamente come andarono le cose.
Possiamo leggere che i Banditi, dopo aver saccheggiato Luserna e il convento dei padri Servi di Maria, si ritirarono a Tribulet e disposero tutt’intorno sui prati gli oggetti che avevano rubato.

Mi riposo un po' prima di salire a Tribulet...
Mi riposo un po’ prima di salire a Tribulet…

All’alba dell’11 giugno i Banditi di Gianavello arrivarono sotto le mura del convento, si arrampicarono su ed entrarono, mentre i religiosi li pregavano per aver salva la vita.
I padri vennero fatti prigionieri e portati al cospetto di Gianavello che li aspettava alla Porta di S.Marco, il punto dove allora confinavano i comuni di Luserna e di Rorata (l’attuale Rorà).
Nel documento leggiamo (in un vecchio italiano dell’Ottocento, diverso da quello a cui siamo abituati oggi!) che i banditi erano “cinquecento o più, ed ognuno armato di archibugio, pistole, e la maggior parte anche di coltellazzi, e questi di più luoghi delle Valli, e anche di stranieri.”

Veduta di Luserna da Tribulet
Veduta di Luserna da Tribulet

Gianavello ordinò poi di liberare i frati che tornando al convento lo trovarono vuoto, perché i Banditi avevano rubato tutto. Infatti il documento prosegue così:
“Questi dopo aver fatto quanto volevano in Luserna sacheggiandola ritiraronsi col butino sul detto monte de Banditi, o Triboletto, ove poi quello posarono in un prato, e campo tutto insieme, e vi era in esso buttino la campana di Lusernetta, le due de molto reverendi padri di San Francesco di Luserna, di tuniche delli padri, una bruna, un calice, al qual bevettero, e dissero, che vi era sopra il nome del signor Matteo Ferrero di Luserna, ed eranvi anco quantità d’altre robbe, lingierie, ferramenta, rami, cerchj di ferro, ferri da molini, lampade, palma di calice etc.”

Le montagne di Luserna e Rorà viste da Tribulet
Le montagne di Luserna e Rorà viste da Tribulet

Insomma, i banditi non solo avevano rubato vari oggetti, attrezzi per coltivare la terra e vestiti… Si erano portati via anche le campane della chiesa!

Come arrivare qui:
 raggiungete il centro di Luserna San Giovanni, in Val Pellice. Di qui, seguite le indicazioni per Rorà e in breve, dopo aver attraversato il torrente Pellice e oltrepassato l’abitato detto Luserna Alta, proseguite. Alla vostra destra vedrete un cartello giallo indicante “Gianavella”, seguite le indicazioni fino ad arrivare in loco.
Una volta giunti alla Gianavella, parcheggiate l’auto e imboccate il sentiero che sale dietro l’abitazione. Superate l’edificio detto Gianavella Superiore e proseguite sul sentiero boschivo.
Dopo una camminata di una ventina di minuti in salita, raggiungerete il bivio per Tribulet che si trova immediatamente alla vostra destra, dopo una ripida ma breve salita.

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